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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: La Leggenda Del Cavaliere Nero
MessaggioInviato: 25/04/2013, 2:15 
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Iscritto il: 14/05/2010, 11:10
Messaggi: 631
Località: In una Cella circondata dal Mare
Si rende necessario, a questo punto
Sulla persona aprir una digressione
Da dove il nero cavaliere è giunto?
Chi è in realtà questo lurido fellone?

Da secoli in una leggenda di lui si parla
Degli eroici tempi delle crociate
Di un’impresa che solo lui poteva farla
Ora vi racconterò, quindi ascoltate:

Il Conestabile di Rochenoir era un eroe. Da giovanissimo aveva rinunciato ad averi e onori per cercare la benedizione della Dama del Lago, per decenni aveva cavalcato, con la sola proprietà del suo cavallo e della sua spada, a caccia di nemici, predoni e mostri. La sua leggenda era tale da dare materiale a trovatori e a cantastorie per anni, finché, il miracolo si compì: sconfitto l’ennesimo ciclope delle foreste, egli raggiunse uno specchio d’acqua al quale si lavò dal sangue della bestia e lì gli apparve la Dama del Lago, bellissima ed eterea, camminando sulle acque e recando tra le mani una lunga spada argentea avvolta in meravigliosi capelli biondi. La dama passò la lama sulle spalle del cavaliere, che si era intanto inginocchiato, e la mise poi nelle sue mani, suggellando con un bacio sulla fronte la nomina del suo nuovo campione.

Pieno del potere della Dama, Rochenoir tornò al suo feudo e lo amministrò per anni e anni, distinguendosi per onestà, correttezza e moralità. Non vi era un altro come lui, trionfante ai tornei, vittorioso alle battaglie, incubo dei nemici, orgoglio del regno.
Venne presto il tempo delle Crociate, anche per lui, che la benedizione della lama aveva reso molto più longevo degli altri uomini, e seguì le armate del re nelle terre dell’Arabia, in cerca di altra gloria e di altro onore. E non solo. Si parlava di quei territori in leggende e storie, di regni antichissimi, di ricchezze incalcolabili e di… sovrani dalla vita eterna. Al furore religioso e cavalleresco dei crociati si aggiunse la leggenda dell’immortalità, la favola ricercata da tutti, la possibilità di sconfiggere la morte.
Quando si trattò di scegliere il campione cui affidare la ricerca di un così prezioso potere, il re non ebbe dubbi, e pose la sua mano su Rochenoir affinché trionfasse nel suo nome e portasse il segreto della vita eterna.
Per deserti e per oasi, per colline e per montagne Rochenoir e il suo esercito combatterono duramente contro gli infedeli, raccogliendo ad ogni incontro nuove voci e nuove storie riguardanti i sovrani immortali del Pinnacolo Argentato, come li chiamavano gli abitanti di quei luoghi. Quasi convinto si trattasse di una leggenda, il Campione della Dama stava quasi per riportare i suoi uomini a casa quando una tempesta li colse e li fece perdere nel deserto, fuori delle strade battute, lontano dalle vie conosciute.

In questa landa vennero attaccati da un esercito di soldati silenziosi e mortalmente abili, e grande fu la sorpresa quando si accorsero che non si trattava di esseri umani,ma di scheletri animati da magie oscure. L’irruenza e il valore ebbero la meglio sul buio e sulla paura,e ,animati da nuovo ardore, la caccia continuò sulle tracce degli scheletri, fino a raggiungere le propaggini di una catena montuosa avvolta nell’oscurità e oscurata da pesanti nuvole nere. Qui Rochenoir e i suoi crociati affrontarono dei cavalieri avvolti in abiti lussuosi e armature bronzate, molti e molti caddero eroicamente contro di essi, e ogni nemico fu ucciso due volte prima di cadere a terra inerte.
Rochenoir e pochi superstiti avanzarono tra le montagne, fino a raggiungere un palazzo nascosto tra gli anfratti, invisibile all’occhio del Sole, formato da decine e decine di torri, costruito interamente in marmo bianco e avorio.
Nessuno tentò di fermarli e loro entrarono, rimanendo basiti dallo sfarzo incredibile che si trovarono davanti: sete preziose, immensi tappeti, oro e gemme, stanza dopo stanza, la bellezza si faceva sempre più incredibile: cortili con ogni genere di frutta esotica, oasi costruite nel cuore della montagna, con acqua calda che zampillava dalle fontane. Nelle stanze, silenziose ed eteree, donne stupende avvolte in abiti rossi e col viso coperto da veli, stupendi occhi scuri, risate divertite come risposta alle domande che i cavalieri ponevano loro. Ben presto, alcuni di essi caddero sconfitti dalla bellezza delle concubine di quel luogo fatato, e si fermarono con loro in letti candidi e profumati. Solo Rochenoir continuò la sua ricerca, di stanza in stanza, ignorando le lusinghe, le carezze. Non si voltò nemmeno verso i suoi uomini, non tentò di fermarli, ormai la sua testa era fissa sulla missione, e si era convinto di essere giunto al suo obiettivo. Vedeva però, nei mille specchi, e perfino riflessi nel suo stesso scudo, i suoi uomini, schiavi ormai del piacere donato dalle eteree donne, e capì che forse non erano loro le concubine, ma i suoi cavalieri ad esserlo diventati.

Dopo un tempo che gli parve essere allo stesso tempo breve ed infinito, col corpo stremato da una fatica che tuttavia sembrava dargli nuova forza, arrivò di fronte una grande porta sorvegliata da due guerrieri coperti da turbanti e armature. Non tentarono di fermarlo, anzi, la porta si aprì da sola e loro si fecero da parte, e, entrato, il cavaliere vide il più grande tesoro che avesse mai visto, una ricchezza che avrebbe fatto impazzire i sovrani di ogni popolo.
Tra bauli colmi di oro, collane di diamanti, gioielli sparsi per terra come fossero polvere, spiccava un immenso trono in oro e avorio sul quale era appoggiata una boccetta colma di un liquido rossastro. Rochenoir avanzò per afferrare quello che era ormai convinto essere l’elisir della vita eterna, quando dei passi lo fecero voltare e una stupenda donna dal lungo abito bianco entrò nella stanza.

Ella si presentò come Neferata, regina del Pinnacolo Argenteo, e sebbene il suo pallore la rendesse strana, in quella terra di uomini dalla pelle scura, ne risaltava ulteriormente l’incredibile bellezza, che colpì il Campione con più forza di tutte le spade del mondo unite.
Quella notte la passarono assieme, e non ci fu incanto a suggellare il loro amore,ma solo passione e desiderio, come mai avevano provato nelle loro vite. Neferata fu così colta da questo nuovo sentimento che fu lei ad offrire al suo nuovo compagno l’elisir, trasformandolo in un essere impuro come lei, assetato di sangue umano e timoroso della luce solare, ma allo stesso tempo eterno e potentissimo.
Sembrò che nulla avrebbe potuto interrompere l’idilliaca immortalità dei sovrani di Pinnacolo Argenteo,ma qualcuno, nel mondo inconoscibile, covava rancore.

La Dama del Lago non poté accettare il tradimento del proprio Campione, e l’ira la tramutò da pia e santa a crudele ed assetata di vendetta.
Ella comandò al Sole di mostrarsi con tutto il suo potere su Pinnacolo Argenteo, ed evocò i venti per allontanare le nubi che proteggevano il reame senza tempo.
Gli abitanti del Pinnacolo erano tutti, chi più chi meno, intaccati dalla maledizione e dalla benedizione della vita eterna, e per loro il Sole si rivelò fatale: reso ancor più potente dalla rabbia della Dama, egli si riversò nelle strade e perfino nelle stanze, aprendo breccia in muri e finestre antichi di secoli e uccidendo gli abitanti, le eteree, le guardie. Solo Neferata e Rochenoir, in quanto dissetatisi direttamente all’elisir e non resi ciò che erano in seguito, potevano resistere alla luce, e questo per loro fu la vera tortura: veder morire il loro popolo.
Si mostrò quindi la Dama, ben diversa da come il Conestabile l’aveva conosciuta: avvolta in un’aurea azzurra, i capelli scarmigliati al vento, gli occhi ridotti a due fessure nere. Senza nemmeno chiamarlo per nome, ella pronunciò la sua maledizione, annunciando che finché il Campione fosse rimasto al Pinnacolo, il Sole avrebbe continuato la sua opera distruttrice, e, se mai fosse tornato, l’avrebbe ricominciata fino a segnare la definitiva fine della stirpe delle immortali.
Piangendo lacrime di sangue, Neferata e Rochenoir accettarono il patto della vendicativa Dama, e lui promise che sarebbe partito per mai più fare ritorno presso il grande amore che aveva trovato in quelle terre lontane. Per non rischiare che il sentimento verso Neferata fosse più forte della stessa esistenza del reame, scelse alcuni tra i più potenti guerrieri della rocca, i terribili Siphay di Picco Argenteo, e ordinò loro di seguirlo nella sua vita vagabonda, e che, se mai avesse tentato di riportarli indietro, essi avrebbero dovuto ucciderlo.

E lucevan le stelle,
e olezzava la terra
Nello stesso momento in cui Rochenoir e i suoi cavalieri immortali misero gli zoccoli dei destrieri fuori dalle porte del palazzo, il Sole diminuì la sua potenza permettendo loro di passare senza bruciarne le carni.
stridea l'uscio dell'orto
e un passo sfiorava la rena
.

Il Conestabile si era coperto di un’armatura nera, per indicare il lutto che lo aveva colpito, come se la sua signora fosse stata uccisa. Senza insegne, senza stendardi, solo un’ombra nera su un cavallo nero. Del grande eroe che fu solo quello era rimasto: un cavaliere nero, e così si fece chiamare da allora.

Entrava ella fragrante,
mi cadea fra le braccia.
Chiunque dica che i non-morti immortali non abbiano sentimenti dovrebbe conoscere questa storia, che narra dell’amore tra una principessa millenaria e il più grande dei cavalieri, spezzato dalla gelosia fin troppo umana di una Dea.

Oh! dolci baci, o languide carezze,
mentr'io fremente
le belle forme disciogliea dai veli!


Ad una finestra, ferma come una statua, avvolta nell’abito bianco, con un velo a coprire il bellissimo viso stravolto dal dolore. Neferata li salutava agitando un braccio.

Svanì per sempre il sogno mio d'amore.
L'ora è fuggita,
E lui si voltava a ogni passo, la cercava con gli occhi, sussurrava il suo nome, finché ella non sparì tra le nuvole che erano tornate a nascondere Picco Argenteo agli occhi dei mortali.

E muoio disperato!
E muoio disperato!
E non ho amato mai tanto la vita!

Così termina la storia del Cavaliere Nero, la leggenda del Conestabile di Rochenoir.

Trovata dal Web

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 Oggetto del messaggio: Re: La Leggenda Del Cavaliere Nero
MessaggioInviato: 29/04/2013, 9:39 
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Iscritto il: 09/04/2013, 22:02
Messaggi: 10
Località: Treviso
Wow...mi piacerebbe saperne di più!Nefertara discendeva da Lilith?Il Pinnacolo Argentato sembra il luogo dove si nascose Lilith coi suoi "figli" dopo che Dio la maledisse e la cacciò dal Paradiso terrestre!

_________________
Luce chiama luce,tenebra chiama tenebra :-)


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 Oggetto del messaggio: Re: La Leggenda Del Cavaliere Nero
MessaggioInviato: 29/04/2013, 16:46 
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Iscritto il: 14/05/2010, 11:10
Messaggi: 631
Località: In una Cella circondata dal Mare
Non saprei. Da quel che so Lilith non vive in questo Mondo, e neppure all'Inferno.

Una storiella, di cui non ricordo più l'origine, dice che lei vive nella Luna in un certo senso, e quando c'è l'eclissi lunare, si apre l'accesso alla sua dimora.

Ma come le Leggende, anche questa storia non ha alcuna certezza.


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